Virginia Elena Patrone

Bellezza: in atto una rivoluzione del canone estetico?

*Un articolo in precedenza uscito su Cosebelle Magazine*

 

Seppure il concetto di bellezza femminile associato al canone prestabilito – secondo cui le donne sono belle se magre, curate, depilate, truccate, piastrate, manicurate, e tutto il resto – sia duro a morire, e anzi, sembra persino essere più infido di quello che appare, oggi troviamo spunti per andare oltre a questo limite, per superare la barriera fallace che ci fa decidere a priori cosa (o chi) sia bello e cosa no, e che è frutto di una cultura patriarcale. La nostra è, infatti, una società che cerca di minare e sminuire la potenza della donna da tutti i fronti, quindi anche inculcando nell’immaginario comune un modello da rincorrere per essere considerate belle, e questo fa si che si le donne abbiano meno tempo e spazio nella loro vita per pensare ad altro.

Nella nostra società una donna spesso appare tanto più bella quanto è appetibile sessualmente per un uomo, e per diventare “la migliore versione di se stessa” molte sono le donne pronte a subire vere e proprie torture, tra cui si annoverano vari tipi di chirurgie estetiche (al viso, al seno, liposuzione, o altri interventi estetici), diete dimagranti – debilitanti per la mente e il fisico, scarpe dolorose e indumenti scomodi.

Inoltre, spesso, non ci si accorge di avere assimilato quel tipo di approccio alla bellezza, e si è da un lato convinte di avere ampliato i propri orizzonti, ma poi ci si continua a sentire sovrappeso, brutte, malvestite e così via. Questo perché parlare di canone estetico è quasi un tabù, però molte donne inconsciamente ricercano la bellezza mainstream filtrata attraverso i social, youtube, Hollywood e la tv, da cui tutti siamo un po’ influenzati. Con questo non voglio affatto dire che non si possa essere femministe e allo steso tempo amare la bellezza e curare il proprio aspetto: innanzi tutto però bisognerebbe sviscerare in che modo ci si prenda cura di sé e perché si voglia apparire in un certo modo, e in secondo luogo capire anche quale sia il nostro canone di riferimento, e infine sapere cos’è che ci fa sentire belle.

In ogni caso oggi, nell’epoca del #metoo e della nuova ondata femminista, sono diverse le donne che non stanno zitte a subire in silenzio le pressioni degli ingranaggi della società, ma anzi cercano a modo loro di evidenziare questa tara.

 

Escape the corset: le donne in Corea diventano ribelli

Un esempio sono le donne coreane, alcune delle quali lottano contro gli altissimi standard di bellezza del loro paese con un nuovo ma già famoso movimento, “Escape the corset”. In Corea, generalmente una donna comincia a prepararsi due ore prima di uscire per essere perfettamente truccata, pettinata e abbigliata. Spende l’equivalente di ottanta euro al mese in cosmetici, e ha una routine giornaliera di cura della pelle famosa in tutto il mondo: la “10 steps or more”. Ma non solo, infatti, la percentuale di ragazze giovani che si sono sottoposte a interventi estetici sono una ragazza su tre, e l’industria cosmetica ha un giro di affari di 12,5 miliardi di dollari, tantissimo per un paese come la Corea. Con Escape the corset sono numerose le ragazze che si sono volute ribellare a questa prigionia estetica, affermando di essersi sentite “rinate” dopo aver abbandonato le routine praticamente militari di cura della pelle, si sono poi tagliate i capelli corti e hanno cominciato a pubblicare foto sui social di tutti i loro make up sbriciolati e rotti, completamente da buttare, proprio per asserire di non volere più essere le schiave di un canone estetico così restrittivo. Shoccante è stato anche per la popolazione coreana vedere, proprio a seguito di questo movimento, una presentatrice tv andare in onda con gli occhiali, mettendo in mostra (per Venere!) un suo difetto fisico, ovvero l’avere qualche diottria in meno.

 

Jameela Jamil: “Non sarò un agente del patriarcato”

View this post on Instagram

#tahanitime @vogueitalia

A post shared by Jameela Jamil (@jameelajamilofficial) on

 Un’altra portavoce di un nuovo non-canone di bellezza è la star inglese Jameela Jamil. Nata in Inghilterra da mamma pachistana e padre indiano, bellissima anche secondo il canone prestabilito, prima speaker radio e poi attrice in una sitcom, Jameela critica aspramente le celebrities che si fanno promotori di prodotti dimagranti sui social: s’infuria, infatti, sapendo che queste lo fanno solo per un profitto personale e a discapito della salute di tutte le persone che vengono manipolate da questo tipo di pubblicità, e che aspirano ad avere corpo “ideale”. Jameela si arrabbia dicendo che se si vuole avere un corpo più magro e tonico si dovrebbe seguire un’alimentazione sana, a base di fibre e vegetali e non usare lassativi, e dice di sperare che tutte queste celebrities che si fanno volto di metodi dimagranti dubbi soffrano di diarrea, come le persone normali che lo useranno…

Jameela è una delle poche attrici che si rifiuta di essere truccata con il contouring, il trucco che sfila il viso fa apparire gli zigomi più alti (che la fa anche apparire di un’altra etnia, dice lei), e detesta l’air brushing, un fotoritocco cui sono sottoposte le foto di attrici donne che hanno superato una certa età, perché naturalmente a Hollywood quando invecchi e sei donna non ti vuole più nessuno: ha fatto, allora per controprova, l’air brushing di foto di attori maschi, come quella di George Clooney, e la differenza con la foto non ritoccata (o meno!) è allucinante. E soprattutto umiliante che le donne debbano nascondere la propria età, sia per loro che per tutte le altre donne che vedranno quelle foto, e si chiederanno come una cinquantenne possa avere la pelle di pesca di una ragazzina di quindici anni.

Jameela, che come abbiamo visto non ci tiene ad andare per il sottile, ha inoltre fondato un profilo Instagram, “I weight” dove le donne possono pubblicare la loro foto e dire quanto pesano: il loro peso non è espresso in kilogrammi, ma in caratteristiche personali, come “buona amica”, “sorella amorevole”, “pessima cantante” e così via. Naturalmente il messaggio di questo account è quello di mettere in secondo piano l’aspetto fisico per dare invece “peso” alle doti e ai difetti di ogni donna, che ci rendono davvero chi siamo.

Insomma, non credo che voler essere belle sia un peccato per una femminista, anzi sentirsi belle è un diritto di tutte e di tutti (ma non un dovere). In fondo, anche Villanelle di Killing Eve è bellissima e ha un guardaroba da urlo, ma il suo personaggio vuole esplicitamente essere bella solo per lei stessa (è un dictact dello script).

Io credo quindi che si dovrebbe riflettere su quale sia la bellezza cui si aspira, e da cosa derivi il modello cui vogliamo assomigliare: viene da fuori, oppure da dentro di noi? E soprattutto, credo che l’ideale di bellezza cui ci si ispiri, qualunque esso sia, non debba mai essere secondo al bellissimo senso di libertà che si prova ad accettare la propria peculiare bellezza, anche e soprattutto se fuori canone.

 

Illustrazione – Virginia E. Patrone

 

Per saperne di più:

https://www.independent.co.uk/life-style/health-and-families/jameela-jamil-cardi-b-kardashians-detox-tea-controversy-instagram-twitter-good-place-a8651641.html

 

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2018/jul/28/jameela-jamil-wont-become-double-agent-patriarchy

 

https://www.theguardian.com/fashion/shortcuts/2018/dec/04/jameela-jamil-war-on-airbrushing-beauty-fashion

 

https://www.theguardian.com/world/2018/oct/26/escape-the-corset-south-korean-women-rebel-against-strict-beauty-standards

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *