Virginia Elena Patrone

Belle e la Bestia: i veri signori della materia

Questa è una fiaba antica di 4000 anni. Nella versione cinematografica attuale (Beauty and the Beast, 2017), dove Emma Watson interpreta il ruolo di Belle (che le si addice!), questa è una giovane donna che vive in un piccolo villaggio in Francia.

Lei viene considerata una tipa strana dai suoi concittadini e è derisa dalla ragazze sue coetanee per il suo stile di vita differente dal loro, e per il suo amore verso i libri. Belle, infatti, spende gran parte del suo tempo a leggere.

La mamma di Belle è morta dandola alla luce, e lei vive insieme al padre. Gastone, un ragazzo belloccio e narciso, è innamorato di Belle, ma lei non ricambia affatto i suoi sentimenti. Quando il padre sparisce nel bosco Belle lo va a cercare, e prende il suo posto nella cella dove la bestia lo teneva prigioniero. Incarcerato perché? Perché viene colto in fragrante mentre taglia una rosa dal giardino del castello, scappando spaventato a morte dagli oggetti animati che popolano il palazzo.

Belle, mentre è incarcerata riesce a fare la conoscenza della bestia, se ne innamora e alla fine lo bacia salvando la vita a lui e ai suoi servitori.

Ma, chi è Belle?

Belle è quella parte di noi che rappresenta la nostra pura essenza, non ha madre perché ella stessa è madre, ovvero capace di generare figli e figlie che sono i nostri progetti futuri, e spesso viene ridicolizzata e spinta al buio perché è peculiare, diversa, è alla base della nostra eterogeneità in quanto esseri distinti, e allo stesso tempo la nostra somiglianza nel volerci somigliare ad ogni costo.

I concittadini di Belle sono quella parte di noi conforme alle regole, che si adatta nei comportamenti e nei modi per non risultare differente, per paura di essere ridicolizzati (come infatti lo è Belle) o ancora per timore di scoprire quello che davvero si è. E Gastone e forse la nostra maschera più comune: spaccone e superficiale, non vuole ammettere di avere delle debolezze o limiti, però è almeno suscettibile al fascino di Belle, ma solo perché lei è la più bella delle ragazze.

Il padre di Belle è lo status quo. Infatti, non appena entra nel castello e vede che alcuni degli oggetti hanno vita, si muovono e parlano (ovvero non appena si accorge dell’esistenza di altri stati energetici) si spaventa tantissimo, e scappa (pur essendo infreddolito e affamato, e avendo trovato nel castello un caminetto per scaldarsi e un tavola imbandita).

Poi, cavalcando verso il villaggio, mentre passa in giardino, vede una rosa bianca che vuole raccogliere per portare a sua figlia Belle. Lo spiraglio che questa bellezza apre in lui lo rende prigioniero nel maniero incantato, nel castello che esiste in un’altra dimensione: ne è prigioniero perché lui di questa dimensione ha paura e non la riesce/vuole accettare.

Belle e la bestia sono la stessa cosa, sono i due lati della stessa medaglia, sono due potenti energie che vengono represse, ma mentre belle ne è l’aspetto solare, positivo e bello della nostra anima, anche se peculiare, la bestia impersona invece gli aspetti spaventevoli della stessa. Per questo viene da noi rinchiusa in un castello lontano, oltre la foresta, in un posto dove è sempre inverno (nascosto al buio dove la luce del sole non arriva).

Belle ha il coraggio di prendere il posto del padre nella sua prigione*, e accettando questa tappa obbligata riesce a entrare in contatto profondo con la bestia, la riconosce, se ne innamora, la accetta: i due si baciano e diventano i veri signori della materia.

 

*La prigione è la caverna, è il deserto, è uno stato in cui la nostra mente libera e svuotata, riesce a discendere nelle profondità del nostro essere.

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