Virginia Elena Patrone

Road Kill: Il fascismo (quasi) inosservato delle nostre strade

“The dead by the road, or on it, testify to the presence of man. Their little gestures of pain—paws, wings and tails—are the saddest, the loneliest, most forlorn postures of the dead I can imagine. When we have stopped killing animals as though they were so much refuse, we will stop killing one another. But the highways show our indifference to death, so long as it is someone else’s. It is an attitude of the human mind I do not grasp.”

Timothy Findley

Flat meat

Abito in Turchia e viaggio di solito su strade turche. Ma, questo non ha importanza. Potrebbero essere strade italiane, francesi, o americane: la quantità di animali uccisi da autoveicoli è altissima dovunque. Un enorme numero di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e invertebrati viene ucciso ogni giorno sulle strade del globo. Solo negli Stati Uniti per esempio, questo numero ammonta a un milione di animali al giorno. Mentre in Europa, solo per quanto riguarda gli uccelli, il numero va da 350,000 a ventisette milioni di esemplari all’ anno. In generale quello che viene definito road kill è una delle cause principali di mortalità di mammiferi come i tassi, ed è una delle maggiori cause di diminuzione della popolazione di lupi, coala, quoll e puma.

Di recente ho fatto molti chilometri con la macchina, ed è terribile vedere quanti animali morti giacciono ai bordi delle strade, statue di sale con espressioni di orrore sul volto. Alle volte sono piccoli ricci, completamente asfaltati sulla superfice granulosa, che seccano e diventano macchie scure, di cui nessuno si ricorda. Altre volte, invece sono cani, gatti volpi, stesi con le zampe irrigiditile in una macchia di sangue secco.

Immagino che questo potrebbe sembrare una preoccupazione secondaria. D’altronde, ognuno ha i suoi problemi cui pensare, cosa dovrebbe importarci di quei pochi animali che schiacciamo mentre affondiamo il piede sull’acceleratore?

Eppure a me importa e mi chiedo: “E se fossero umani? Lasceremmo lo stesso i loro corpi a decomporsi sotto il sole d’agosto? Non faremo nulla per evitare che questa situazione cambi?”

 

Wildlife crossing

Naturalmente c’è qualcuno che ci ha già pensato, anche se a mio avviso, date le quantità di animali che muoiono sulle nostre strade, è chiaro che non sia abbastanza.

Ci sono delle strutture chiamate wildlife crossing che permettono agli animali delle zone circostanti di attraversare da una parte all’altra le barriere create dall’uomo senza rischiare di esse investiti: queste sono sottopassaggi, viadotti, sovrapassaggi, tunnel anfibi, scale di risalita per pesci, Canopy Bridge fatti soprattutto per scimmie e scoiattoli che connettono gli alberi da una parte all’altra della strada, canali sotterranei e tunnel per piccoli mammiferi come ricci, lontre, tassi, oltre che green roof per farfalle e uccelli.

Gli animali devono attraversare per espandersi nel loro habitat: hanno, infatti, insito l’istinto di andare lontano dall’area della loro tana per accoppiarsi in modo da favorire un riciclo di geni nella loro specie. Ad esempio l’estate scorsa, nel sud della Turchia, mi è capitato di salvare diverse tartarughe dalla strada, era maggio e loro uscivano per cercare un compagno con cui accoppiarsi e ne ho trovate diverse con il guscio rotto in diversi punti per via d’incidenti stradali. Se costruiamo delle strade o usiamo l’automobile, abbiamo il dovere di fare attenzione alla vita di altre specie, alla loro salute e ai loro bisogni. Senza considerare che quest’ argomento riguarda gli automobilisti stessi, in quanto un elevato numero di passeggeri muoiono ogni anno sulle strade per via di una collisione (o per evitarne una) con animali.

 

Road kill cusine e alter cose interessanti

Road Kill Cuisine: un tasso investito per cena

Ci sono persone che pur non preferendo mangiare carne non voglio che la carcassa di un animale investito si deteriori e disintegri sull’asfalto, e allora cosa fanno: la cucinano. Nasce così la Road Kill cusine, si possono così preparare stufati di ricci, tassi, lontre, conigli che hanno perso la vita per via di un autoveicolo. I topi, dicono, sono da evitare perché potrebbero portare delle malattie. Una delle ragioni che portano questi impavidi chef a un tipo di scelta culinaria alternativa, è che non amano lo spreco: “L’animale è morto, almeno sia morto per qualcosa”. Un altro aspetto da non sottovalutare è che questi animali offrono carne biologica, non trattata, sono ricchi di minerali e sicuramente più salutari della bistecca del supermercato proveniente dalla mucca allevata.

Per quanto riguarda l’arte, tra le mie ricerche ho scovato un fotografo, Hugo Michell, che ha dedicato un progetto chiamato “Indifference” proprio al soggetto del Road Kill, potete vedere le sue foto a questo link.

 

A presto!

Virginia

SalvaSalva

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *