Virginia Elena Patrone

“The Handmaid’s Tale”: nolite te bastardes carborundorum

Tratta dall’omonimo libro di Margaret Atwood (prima edizione 1985), la quale ha qui un ruolo di consulente di produzione, “The Handmaid’s Tale” è una serie televisiva che vede protagonista la favolosa Elisabeth Moss, ruolo che lei interpreta magnificamente e con il quale ha vinto diversi premi (la Primetime Outstanding Leading Actress in a Drama Serie, e il Gold Derby Award).

Le dieci puntate della prima serie, ognuna diretta da un regista diverso, mettono in scena un mondo distopico, in cui per via dello stato d’inquinamento ambientale generale causato da una società consumista e postindustriale, la fertilità delle donne è declinata clamorosamente, sino a mettere in pericolo la stessa sopravvivenza d’intere nazioni e stati. Per risolvere il problema, negli Stati Uniti d’America sale al potere un governo totalitario pseudo religioso, in cui le donne fertili non appartenenti alle famiglie dell’élite sono chiamate “handmaids”, ancelle, e hanno il ruolo di concepire e partorire figli per le classi potenti.

 

Come avviene questo?

La protagonista della storia, Offred, è una handmaid che prende servizio in una famiglia molto potente, e noi vediamo e viviamo quello che avviene tramite i suoi occhi. Il suo vero nome sarebbe June, ma in Gilead, così è chiamato il nuovo stato, le ancelle non usano più il nome che hanno dalla nascita, ma gli viene assegnato d’ufficio il patronimico del marito della famiglia in cui prendono temporaneamente servizio (e anche questo è un simbolo molto potente).

Quindi, non hanno un nome fisso, come non hanno il diritto ad avere una personalità, né preferenze, emozioni o sentimenti. Diventano a tutti gli effetti delle macchine da figli controllate dal governo.

A ogni famiglia dell’élite che non può concepire figli, viene assegnata una di queste ragazze miracolosamente ancora fertili nonostante tutto, donne giovani, che erano ragazze normali come ognuna di noi potrebbe essere, ma che hanno subito un trattamento speciale per diventate obbedienti e per non ribellarsi al sistema, poiché sono state messe a punto le punizioni più terribili per chi va contro modo di pensare e agire della classe dominante, e contro gli interessi di Gilead. Esistono dei centri in cui le ragazze fertili sono forzatamente educate a diventare ancelle, sono chiamati Centri Rossi (Red Centres) e sono molto più simili a centri di tortura istituzionalizzata più che luoghi educativi.

Durante un rituale detto “la cerimonia” che si basa su un’interpretazione fittizia della Bibbia, inventato da questa nuova setta religiosa che ormai governa gli Stati Uniti, la famiglia, i servitori, e l’ancella si riuniscono a pregare insieme, e poi la moglie, il marito e l’ancella si recano nella stanza da letto dove l’uomo ha un rapporto sessuale con l’ancella al fine di ingravidarla, mentre lei è stesa tra le gambe della moglie.

La setta religiosa che è al potere ha metodi violenti e brutali: ogni giorno i dissidenti sono impiccati in un muro apposito, lungo una passeggiata sul fiume; le città sono irriconoscibili, sembrano tutte uguali, grigie, tristi, caratterizzate dalla presenza di un’erme quantità di guardie armate e dal continuo via vai di auto nere dai vetri oscurati che pattugliano e che arrivano di sorpresa per arrestare chi reputano sovversivo. I libri sono proibiti, la società è regolata da una strettissima gerarchia con una ritualità obbligatoria, e le donne sono considerate solo per la loro capacità biologica di procreare: la procreazione è, infatti, lo scopo della vita a Gilead.

Quando ho iniziato a vedere le puntate ho fatto sogni stranissimi e inquietanti per diverse notti, tanto è stato forte su di me l’immaginarmi una tale realtà, e le connessioni che ha con quello che io stessa vivo. Una delle cose che mi ha colpito maggiormente è stato il fatto che a detta di June ad i altri personaggi, a questa situazione, ovvero Gilead, si sia arrivati senza veramente accorgersene, le cose sono cambiate senza che la gente si rendesse conto di quello che stava succedendo, per poi scoprirsi imprigionati in uno stato fondamentalista, in cui i diritti umani anche più elementari erano stati completamente cancellati, dove le donne avevano perduto il controllo persino del loro corpo che diventa proprietà effettiva del governo, e non hanno quindi più voce in capitolo, neanche sulla scelta del loro partner sessuale. Infatti, sono proprio le donne a subire le conseguenze peggiori a Gilead, schiave sessuali senza diritti costrette a essere stuprate dai capi famiglia nei giorni di ovulazione, obbligate a usare il loro corpo senza esserne veramente padrone.

Ho pensato che la Atwood per scrivere il libro si fosse ispirata a fatti storici davvero accaduti, come il colpo di stato avvenuto anni fa in Iran, in cui in molti che l’hanno vissuto sostengono di non avere avvertito che la situazione stava cambiano e in maniera così drastica e veloce, o ancora quello che successe agli ebrei durante il nazismo: sono stati molti gli ebrei che non volendo prendere per vero quello che vedevano con i loro stessi occhi si sono lasciati trasportare in un angolo senza vie di uscita. Penso, poi, a tante situazioni simili contemporanee vicine a me, e mi spavento ancora di più.

Un’altra cosa che mi ha davvero colpito è vedere come le donne riescano a essere terribili con altre donne, solo perché si trovano in condizioni di potere rispetto a loro. Ma si sa, il patriarcato non è una condizione di genere ma una condizione mentale, per cui esistono donne maschiliste che non hanno problemi a essere trattate come umani di seconda categoria solo perché hanno una vagina, e non un pene tra le gambe, e godono nel mostrare la loro supremazia se hanno delle sottoposte.

In conclusione, è una delle più belle serie televisive che abbia visto di recente (e non) e che consiglio di guardare perché riesce davvero a farti immedesimare in tantissime situazione che sono attuali e all’ordine del giorno, nonostante siano passati più di trent’anni dal quando il libro sia uscito.

Per quanto mi riguarda aspetto la seconda serie e non vedo l’ora di leggere il libro che ho ordinato in Italia e che leggerò non appena tonerò in Italia.

 

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