Virginia Elena Patrone

L’idea di vacanza nella società occidentale, e secondo Lady Constance Chatterley

“Se solo si potesse dire alla gente che

vivere e spendere non sono la stessa cosa.”Da L’amante di Lady Chatterley, David Herbert Lawrence

 Penso che sia errato o incompleto dire che la società occidentale abbia perso completamente la sua ritualità. Esistono, infatti, una serie di riti che si addicono a una società che ha sì ha perso i contatti con la ciclicità della natura, con la ricerca e l’accettazione dell’invisibile e dell’ignoto, ma che è invece portata a celebrare delle feste che non rappresentano nulla se non la festa in se’.

Prendiamo ad esempio il Natale: anticamente tra il 21 e il 22 di dicembre veniva festeggiato Yule, che era sia il solstizio d’inverno, sia la festa della luce, dove si celebrava il giorno più corto dell’anno e quindi la graduale rinascita della luce nei giorni a seguire. Questa celebrazione aveva anche un intento metaforico, e veniva percepita come una possibile rinascita personale, la venuta di un nuovo anno e di nuove possibilità di evoluzione. Mentre oggi il Natale celebra la nascita di Cristo, senza sapere che cosa in realtà questo significhi. Cosa sia il suo significato metaforico. Ci si fanno però tanti regali, e si è tutti più buoni…

E anche la vacanza è una sorta di ritualità. Un rito avviene di solito in un cerchio, e la ciclicità delle vacanze le rende rituali. Se per esempio, si apre una pagina di un social network a caso, diciamo intorno a luglio o ad agosto, la maggior parte di foto che si vedranno sarà di persone che si divertono all’aria aperta, al mare o in montagna. Quindi la vacanza se dovessimo definire quella della nostra era, è un’usanza collettiva, che può avvenire durante tutto l’anno, ma principalmente avviene nei periodi in cui le aziende, le scuole e le grandi compagnie chiudono i battenti, nei mesi di giungo, luglio agosto, e poi naturalmente durante le vacanza natalizie. Le persone sono contente di andare in ferie perché in questi periodi si rilassano, non pensano al lavoro e alla loro vita quotidiana a casa, e sono felici di non pensarci, di allontanarsi perché la vita che scelgono di condurre giornalmente non li soddisfa totalmente. Chi è insoddisfatto pensa di non avere scelta, ma io sono portata a pensare che il non prendersi la responsabilità di scegliere o di creare nuove opportunità laddove non ve ne siano, sia una sorta di scelta. Se uno fosse completamente contento della vita che vive ogni giorno, non sentirebbe il bisogno di andare in vacanza. Alle volte si ha voglia di un paio di giorni di riposo, meritatissimi e utili per ripulire la mente e l’anima. Ma, l’idea di vacanza, è differente. Si vuole, per esempio, passare del tempo in una città dove non si vive, ma nella quale si ha, in quei giorni, la presunzione e la sensazione di vivere come uno del posto, si vuole vedere tutto, assaggiare i prodotti tradizionali, tutto condito da tante belle attività culturali. Mentre magari nella città dove si risiede, non si ha mei messo piede in un museo. Per esempio, se la vita in questa città che si va a visitare attira talmente, perché non provare a trasferirvisi? Oppure, altre mete sono naturalmente i lidi marini, le spiagge deserte, dove s’immagina di sdraiarsi al sole a scaldarsi le ossa su sabbie vellutate, fare il bagno in acque turchine, e mangiare piatti a base di pesce per avere la dose giusta di iodio nel sangue.

Il turismo di massa è una malattia che rovina e divora interi quartieri di città, lidi marittimi, paesini e vallate montanare, spesso celando sotto il costume dell’attività culturale, un ingranaggio di consumo di cui non si ci accorge nemmeno di fare parte.

“E la gente! La gente era tutta uguale, con pochissime differenze. Non

volevano far altro che spillarti denaro: oppure se si trattava di turisti volevano divertirsi a tutti i costi, come se dovessero spremere sangue dalle pietre. Povere montagne! Poveri paesaggi! Tutto andava spremuto, spremuto e

ancora spremuto, per ricavarne un fremito, un po’ di divertimento. Cosa sperava di trovare la gente, con quella feroce smania di divertirsi.”Da L’amante di Lady Chatterley, David Herbert Lawrence

Constance Chatterly, dal film “Lady Chatterley’s Lover” diretto da Jad Mercurio, 2015

 Quando Lady Constance Chatterley parte per Venezia, assieme alla sorella, invitata a passare qualche tempo in una villa di amici, è reticente e insicura se andare perché in quel momento si sente di vivere appieno, avviluppata in un affaire sentimentale che la soddisfa, e a cui sente di non poter rinunciare.

Personalmente, credo che Lawrence la mette così: la vacanza in questo periodo della vita di Constance arriva con una tempistica sbagliata, lei è consapevole di essere al mondo, ovvero percepisce sulla sua pelle le vibrazioni di vita e il miracolo stesso della creazione, è sincera e si accetta per quello che è, e riesce per questo a vivere la sua vista con grande intensità. È proprio per questa ragione che il parere sull’idea di vacanza che Constance darà nelle pagine che seguono è più oggettivo, più veritiero, ovvero non come se fosse annoiata e stanca della sua vita in campagna insieme al marito e avesse bisogno di evadere, come ad esempio avviene per la sorella. Perché Constance non sta scappando da una routine giornaliera che odia, non sta cercando refrigerio da una vita grigia e noiosa come i molti che incontrerà a Venezia, ma parte contro voglia e questo acuisce la sensibilità delle sue lenti nel criticare quello che vede.

Lawrence ci fa ampiamente capire tra le righe (attraverso i pensieri di Constance) che secondo lui questa rincorsa al divertimento ad ogni costo denota lo squilibrio di una società che ha perso quasi del tutto il contato con la sua natura più profonda, e che per questo la vacanza sembra essere proprio come un narcotico, una droga per tutte quelle persone che in realtà non sono che automi senza vitalità, che cercano ad ogni costo un pretesto per trovare uno scopo a una vita inutile, senza però ricercarlo dentro di loro e immolandosi così al divertimento, alla mollezza dei troppi cocktail e delle chiacchere vacue.

Naturalmente Lawrence evidenzia questa sua interpretazione dell’idea di vacanza come parte integrante della denuncia che vuole fare alla borghesia e all’aristocrazia dell’epoca, che reputa bigotta, bloccata e chiusa nel grigiore dell’industrializzazione e delle convenzioni, indicando poi la riscoperta dei sensi attraverso il sesso e la natura come un percorso per riuscire a riscoprire un modo di vivere più sincero e fertile.

Però l’idea è la stessa anche per noi, ovvero la vacanza è vista come un momento di sollievo ad una vita che sotto sotto non ci soddisfa. È paragonata a una droga, a un narcotico, e aggiungerei io, all’ora d’aria che i detenuti hanno ogni giorno per sgranchirsi le gambe da tedio della loro sedentarietà, e fare due passi nel cortile della prigione.

“Ma in qualche modo, con tutti quei cocktail, tutto quel tempo passato

nell’acqua caldiccia a distendersi sulla sabbia e sotto il sole cocente, a ballare il jazz pancia contro pancia con qualche individuo nelle notti miti, a rinfrescarsi con i gelati, si era come sotto l’effetto di un vero narcotico. Ed era questo ciò che tutti volevano: una droga. L’acqua placida era una droga, il jazz era una droga, così come le sigarette, i cocktail, i gelati, il vermut. Droga! E divertirsi! Divertirsi!”Da L’amante di Lady Chatterley, David Herbert Lawrence

Il problema e la differenza che esiste tra i galeotti e le persone appartenenti a una società – la nostra – che ha bisogno dell’ora d’aria annuale per stare bene e sentirsi soddisfatta, è che mentre i carcerati sono obbligati a stare rinchiusi perché hanno commesso un delitto, le persone al di fuori non sono obbligate a vivere una vita frustante ogni girono, ma scelgono di farlo e di riporre la gran parte delle loro aspettative di divertimento e soddisfazione nei giorni che sono “liberi” dal lavoro che fanno.

Criticare l’idea di vacanza nella società occidentale è soprattutto una critica a tutti gli altri giorni, quelli dove non si è in vacanza, la vita che ci si costringe a vivere come galeotti.

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