Virginia Elena Patrone

Miracoli e randagi

Davanti a casa nostra passano spesso gatti e cani randagi. Tanti gatti randagi. Alle volte si appallottolano sui davanzali delle finestre come gerani. Io che ho la tendenza a essere gattomane, di tanto in tanto porto loro da mangiare. Troppo spesso secondo Çide (sono gatti di strada e se gli abitui ad avere il cibo pronto si disabituano a doverselo cercare da soli), troppo poco spesso secondo loro (il cibo che gli porto non gli basta mai). Nel mezzo a queste due fazioni ci sono io, che in ogni caso gli porto da mangiare quando posso. Fatto sta, che tra questi gatti ce n’è una che è diventata la mia passione sin da subito. Minuta, tutta nera, fatta eccezione per un papillon di pelo bianchissimo sotto al mento, e un batuffolo di cotone sulla pancia. Dolcissima, adorabile, si rotola e fa le fusa, vuole solo essere accarezzata e adulata. Per questa sua caratteristica l’ho subito ribattezzata Queen: una vera regina.

La settimana scorsa Queen era seduta davanti alla nostra porta, ma non si muoveva e pareva dormisse. Respirava a fatica, teneva gli occhi chiusi, niente fusa. Mi sono resa subito conto che non stava bene, ma non avevo idea di cosa potesse essere. Era tardo pomeriggio, abbiamo aspettato sino alla mattina seguente per andare a cercare un veterinario, però senza successo: in quest’area dove abitiamo, i veterinari curano solo mucche, capre o pecore. Però vederla così proprio non potevo, la situazione non migliorava, continuava a non riuscire a respirare bene e a muoversi, e allora abbiamo deciso di cercare un veterinario a Çanakkale, più o meno a quaranta minuti da qui.

Io avevo pensato tutte le opzioni su quello che poteva essere, ma non la più semplice, ovvero che molto probabilmente Queen era stata investita da una macchina o da una moto. 

Il veterinario ci ha poi detto infatti che aveva un’ernia del diaframma, e un ginocchio completamente andato. L’unica cosa da poter fare era operarla al diaframma (il ginocchio non era una priorità in quel momento) ma le possibilità di riuscita dell’operazione erano secondo il veterinario, irrisore: aveva infatti, solo il cinque per cento di chance di andare a buon fine. Abbiamo deciso di farla operare lo stesso, anche se l’operazione era costosa e aveva poche speranze di essere un successo, ma altrimenti sarebbe quasi certamente morta. E se non fosse morta subito, non sarebbe comunque riuscita a sopravvivere in strada, dato che respirando con difficoltà, se mai si fosse ripresa, i suoi movimenti sarebbero stati lentissimi. Ma, per fortuna i miracoli esistono: Queen si è salvata. La sua personalità e il suo carattere docile e amorevole secondo me hanno influito sull’esito dell’operazione. Questa gatta è così, appena la vedi, ti ruba il cuore. Ed è sopravvissuta a un’operazione che i numeri davano per quasi spacciata.

Queen, sul suo cuscino regale viola. La pancia è stata rasata prima dell’operazione.

Qualche tempo fa avevo scritto un articolo proprio su questo argomento, ovvero sugli animali che vengono uccisi o feriti sulle nostre strade, ogni giorno, ogni ora. E pochi giorni fa ho avuto a che fare con uno di questi animali, la mia Queen, che era stata gravemente ferita da un incidente stradale, nonostante questo quartiere sia tranquillissimo in termini di traffico, ci sono, infatti, solo strade secondarie, dove passano veicoli solo raramente e a velocità limitata.

Ogni volta che viaggio in macchina o in autobus, continuo a vedere carcasse di animali – cani, gatti, volpi, topi, ricci, e chissà cos’altro – addossati ai bordi della strada, statue immobili immolate a nessun dio, e continuo a soffrire per loro, per l’ indifferenza alla vita che la nostra società comprova ogni giorno.

Le strade sono davvero una fonte di collegamento incredibile per chi le sa osservare, non solo tra luoghi geografici, ma tra meandri della mente e dei modi di fare, di pensare e di vivere di una società.

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